sabato, Dicembre 13, 2025
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Elisabetta II, l’ultima Regina: il racconto di Stefano Massini

Stefano Massini racconta gli insegnamenti che ha lasciato non solo a lui, ma a tutto il mondo, la Regina Elisabetta II

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“Oggi voglio raccontarti una cosa che forse altri, nelle celebrazioni, e nei discorsi un po’ compassati, non ti racconteranno della Regina Elisabetta. Io ti voglio raccontare cosa ha insegnato a me questa donna, questa vecchietta un po’ da fumetto e che è entrata nell’iconografia del Novecento.

La prima cosa: un giorno in GB una grande massa di detriti di fango si sposta da una montagna, scende a valle, e travolge una scuola elementare e muoiono 116 bambini. Le persone iniziano a scavare forsennatamente, disperatamente, forse per salvare questi bambini che sono sotto e che moriranno; all’ultimo giorno dei soccorsi arriva la regina che vedendo le telecamere cosa fa? Qualunque altro politico, nei suoi panni, si sarebbe sforzato per essere inquadrato mentre si commuoveva, mentre si emozionava, mentre piangeva, perché lo stato d’animo di tutti quelli che erano a casa in quel momento, di tutti i sudditi, di tutta l’opinione pubblica che stava dietro ai televisori, era quella di commuoversi, di piangere, di gridare una rabbia per quei bambini che si trovavano a morire sotto il fango in quella scuola elementare. E la Regina Elisabetta cosa fa? Si sforza di non piangere! E la sua invece è un’emozione trattenuta, perché per lei l’istituzione era un’istituzione che non si doveva commuovere, non doveva essere travolta dall’emotività, perché l’istituzione doveva rimanere lucida, soprattutto nei momenti difficili. Quanto invidio all’Inghilterra, alla Regina, questo dono che noi non abbiamo. Il dono dell’Istituzione che deve rimanere lucida, che non può essere travolta dall’emotività.

Mi insegna che lei non voleva fare la Regina […] Era nata in una famiglia in cui lei era terza come erede di successione al trono. […] Ma la vita decise per lei e nel giro di pochi il nonno re muore, lo zio di Elisabetta (l’erede principale al trono, ndr) abdica e anche il padre di Elisabetta muore giovane ed Elisabetta, giovane, si trova regina. Un progetto di vita che non voleva, magari voleva andare a fare la veterinaria (visto che amava immensamente gli animali, ndr) e cosa fa? Non fugge, non scappa, non cerca un alibi ma lo fa nel migliore dei modi.

L’ultimo insegnamento, il più importante […] Va a combattere in guerra appena compie 18 anni e si fa arruolare – unico caso di donna in tutta la storia della corona britannica – prende il brevetto di meccanico e camionista e va in guerra. Poi ecco, dopo qualche anno si trova regina. Durante la cerimonia di incoronazione a Westminster dice “Non voglio le telecamere perché ho paura”. Ma come tu sei una che è andata in guerra, ha preso il brevetto di camionista, hai combattuto la Seconda Guerra Mondiale e adesso hai paura di una telecamera? Lei insiste e ottiene che ci fossero le telecamere ma che non la inquadrassero in viso perché aveva paura di essere vista tremare. Ecco l’insegnamento della Regina è questo: nella vita non siamo né coraggiosi e né codardi. Non siamo né forti e né fragili, siamo un misto di fragilità e di forza, di coraggio e di timidezza, siamo un misto di colori diversi e tu che mi stai ascoltando probabilmente lo sei. E il mio insegnamento dalla Regina Elisabetta è questo: che si può essere al tempo stesso Regina e non volerlo essere, si può essere una che va a combattere in trincea alla Seconda Guerra Mondiale e contemporaneamente avere paura che nel mondo qualcuno in mondovisione veda che stia tremando.”

È un piacere aver riportato il monologo di Stefano Massini, un nome che risplende senza bisogno di ulteriori presentazioni. Inoltre, mi preme sottolineare con immenso orgoglio che di recente è stato insignito dell’Oscar del teatro, il Tony Award, diventando così il primo italiano ad aggiudicarsi questo acclamato riconoscimento, il più prestigioso nel mondo delle arti sceniche. Le sue opere e narrazioni hanno la straordinaria capacità di catturare lo spettatore, trasportandolo in mondi inimmaginabili.

Personalmente ho avuto il privilegio di immergermi nelle sue numerose opere letterarie, ma desidero vivamente suggerirvi di dare un’occhiata al suo libro “Dizionario inesistente”. Questa raccolta di storie offre uno sguardo sorprendente su personaggi che mai avreste pensato potessero avere certe esperienze, dando luogo al ‘pretesto’ per la creazione di neologismi affascinanti. In modo ancora una volta illuminante, questo libro mi ha ricordato che dietro le persone straordinarie si celano spesso le storie più sordide.

Giulia Averaimo
Giulia Averaimohttps://www.psicologianarrativa.it
Ho studiato Antropologia e Archeologia e poi Psicologia perché mi interessa capire come le persone guardano, sentono e si influenzano. Nel giornalismo e nei social media ho trovato il mio luogo di lavoro: racconto la psicologia dei social e le dinamiche dei gruppi online, unendo ricerca e pratica - perché la psicologia è ovunque, soprattutto dove ci incontriamo, anche sul web.

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