psicologia digitaleLa Svezia torna a libri e penne: quando il digitale smette di...

La Svezia torna a libri e penne: quando il digitale smette di essere progresso

Dopo aver guidato la corsa alle aule digitali, la Svezia torna a investire in libri di testo, lettura su carta e scrittura a mano. Il dietrofront nasce dai timori per concentrazione, comprensione e abilità di base e apre una domanda che riguarda la scuola di tutto il mondo: quanta tecnologia migliora davvero l’apprendimento?

Condividi

Per anni abbiamo riconosciuto il futuro dal bagliore di uno schermo. Un tablet sul banco sembrava la prova che la scuola fosse finalmente entrata nel proprio tempo; un quaderno, una matita, un libro consumato conservavano invece qualcosa di vecchio, quasi un difetto da correggere. La modernità aveva già scelto i suoi oggetti e alla scuola restava soltanto il compito di acquistarli.

La Svezia, tra i Paesi che avevano spinto maggiormente sulla digitalizzazione dell’istruzione, ha fatto qualcosa che le istituzioni raramente sanno fare: si è fermata. Ha osservato ciò che stava accadendo nelle aule e ha cominciato a modificare la direzione intrapresa. Dal 2023 il governo svedese ha destinato risorse crescenti all’acquisto di libri di testo e guide per gli insegnanti, con l’obiettivo di garantire progressivamente un volume fisico a ogni alunno per ogni materia. I finanziamenti sono stati pari a 685 milioni di corone nel 2023, 658 milioni nel 2024 e 755 milioni nel 2025; dal 2026 sono previsti altri 555 milioni di corone all’anno.

Dal luglio 2025, inoltre, il programma educativo delle scuole dell’infanzia non impone più l’utilizzo di strumenti digitali. Per i bambini sotto i due anni sono indicati esclusivamente strumenti analogici, mentre per gli altri alunni della scuola dell’infanzia l’impiego degli schermi deve essere fortemente limitato. Dall’autunno del 2026 le scuole dell’obbligo dovrebbero diventare prive di cellulari per l’intera giornata: i dispositivi saranno raccolti all’ingresso e restituiti al termine delle attività.

La sconfitta della tecnologia? Nì!

La svolta svedese mette in discussione un’idea più insidiosa: che introdurre uno strumento nuovo significhi, di per sé, migliorare l’apprendimento. Un computer può ampliare una lezione, rendere accessibili contenuti altrimenti irraggiungibili, sostenere gli studenti con disabilità e permettere esperienze impossibili sulla sola pagina stampata. Il problema nasce quando smette di essere uno strumento scelto dall’insegnante e diventa l’ambiente obbligatorio dentro il quale ogni attività deve essere trasferita. A quel punto non si domanda più che cosa aiuti davvero il bambino a imparare. Si domanda come adattare il bambino alla tecnologia già acquistata.

La scuola digitale è stata spesso raccontata attraverso il linguaggio inevitabile delle transizioni: innovazione, competenze future, ambienti intelligenti. Parole capaci di rendere antiquata qualsiasi obiezione prima ancora che venga formulata. Chi chiedeva cautela rischiava di apparire ostile al progresso, come se la possibilità di digitalizzare un’attività costituisse già una ragione sufficiente per farlo. Eppure l’apprendimento non è un semplice trasferimento di informazioni. Un bambino non acquisisce una lettera soltanto perché la vede. La traccia con la mano, ne misura la forma, sbaglia la direzione, torna indietro. La conoscenza attraversa anche il corpo.

Uno studio condotto con elettroencefalografia ad alta densità su 36 giovani adulti ha rilevato, durante la scrittura manuale, configurazioni di connettività cerebrale più estese rispetto alla digitazione su tastiera, in particolare nelle frequenze associate ai processi attentivi, all’integrazione sensomotoria e alla memoria. Il risultato non autorizza a trasformare la penna in una medicina universale, ma suggerisce che formare materialmente le lettere coinvolga processi diversi dal premere tasti sempre uguali.

Scrittura a mano e lettura su carta: cosa mostrano gli studi

Altre ricerche condotte durante l’apprendimento iniziale mostrano che l’esercizio con carta e matita può favorire la conoscenza delle lettere e alcune abilità visuospaziali più dell’uso della tastiera. Anche nella lettura diversi studi hanno rilevato un vantaggio, generalmente contenuto e dipendente dal tipo di testo e dalle condizioni, della pagina stampata rispetto allo schermo.

La carta non possiede proprietà miracolose. Possiede un limite, ed è proprio quel limite a renderla preziosa. La pagina non invia notifiche, non propone un altro contenuto, non custodisce a pochi centimetri giochi e conversazioni. Rimane dove si trova e chiede al lettore di rimanere con lei. Scrivere a mano introduce la lentezza in un sistema costruito per eliminare ogni attesa. Costringe a scegliere, perché la mano non riesce a inseguire tutte le parole alla velocità con cui vengono pronunciate. Lascia una traccia personale, con esitazioni, correzioni e margini occupati. Può diventare anche una pratica di attenzione e di rielaborazione, perché tra ciò che pensiamo e ciò che depositiamo sulla pagina si apre un intervallo nel quale il pensiero prende forma.

I bambini hanno bisogno di esperienze abbastanza lente da permettere loro di sostare, comprendere e lasciare che ciò che incontrano diventi parte di loro. Il rapporto dell’Unesco sulla tecnologia nell’educazione ha ricordato che le prove indipendenti sul valore aggiunto degli strumenti digitali restano limitate. Molte valutazioni provengono dalle stesse aziende che vendono i prodotti, mentre ‘uso eccessivo delle tecnologie può associarsi a distrazione e risultati scolastici peggiori. L’indicazione non è espellere il digitale, bensì adottarlo quando risponde a un bisogno educativo dimostrabile e non quando soddisfa soltanto il desiderio istituzionale di apparire moderno.

La scuola italiana corre verso il futuro. Quello di ieri

In Italia continuiamo invece a raccontare la digitalizzazione come una destinazione già decisa. Il Piano Scuola 4.0 ha stanziato 2,1 miliardi di euro per trasformare le aule tradizionali in ambienti innovativi e ibridi, fondendo spazi fisici e ambienti digitali. È un investimento che può produrre occasioni importanti, soprattutto nelle scuole prive di laboratori e infrastrutture adeguate. La questione riguarda il criterio con cui quelle risorse verranno utilizzate. Una classe non diventa migliore perché contiene più schermi. Un insegnante non diventa più efficace perché dispone di una piattaforma. Un alunno non sviluppa competenze digitali trascorrendo ogni ora della giornata dentro dispositivi progettati anche per catturare la sua attenzione.

L’innovazione dovrebbe iniziare da una domanda molto meno affascinante: questo strumento migliora realmente l’apprendimento, in questa età, per questa materia e per questi studenti? Quando la risposta non è chiara, la prudenza non rappresenta arretratezza, ma responsabilità La lezione che arriva dalla Svezia riguarda proprio la libertà di correggersi. Un Paese può investire nella tecnologia e riconoscere in seguito di averle affidato compiti che non sapeva svolgere. Può riportare i libri sui banchi senza rinnegare il futuro. Può decidere che l’educazione dei bambini vale più della coerenza di una narrazione politica.

Forse il vero ritardo sta nell’adottare oggi, con entusiasmo e denaro pubblico, ciò che altrove stanno già cercando di ridimensionare. Il progresso non è andare sempre avanti nella stessa direzione. Qualche volta è avere il coraggio di tornare verso ciò che avevamo abbandonato troppo in fretta.

Giulia Averaimo
Giulia Averaimohttps://www.psicologianarrativa.it
Ho studiato Antropologia e Archeologia e poi Psicologia perché mi interessa capire come le persone guardano, sentono e si influenzano. Nel giornalismo e nei social media ho trovato il mio luogo di lavoro: racconto la psicologia dei social e le dinamiche dei gruppi online, unendo ricerca e pratica - perché la psicologia è ovunque, soprattutto dove ci incontriamo, anche sul web.

PN Letter
Iscriviti alla Newsletter di Psicologia Narrativa!

Psicologa Clinica Giulia Maria Averaimo
Giulia Maria Averaimo
Psicologa Clinica & Counselor
Giulia Maria Averaimo

Leggi di più

[td_block_3 category_id="_related_cat" linked_posts="" td_filter_default_txt="" m1f_title_font_family="eyJhbGwiOiJ0dC1wcmltYXJ5LWZvbnRfZ2xvYmFsIiwicGhvbmUiOiJmc183In0=" m1_tl="30" time_ago_add_txt="" review_source="user_reviews" sort="modified_date" m1f_title_font_weight="eyJwaG9uZSI6IjUwMCJ9" limit="7"]

Potrebbe interessarti: