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Perché ci piacciono le canzoni tristi

Dal blues al pop, tra ormoni e ricordi: quando ascoltare canzoni tristi ci fa sentire compresi e trasforma la malinconia in conforto.

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Anche ascoltare musica triste può attivare risposte biologiche che alleviano il dolore emotivo. Il ricercatore David Huron ha proposto la teoria della prolattina: secondo lui, la musica malinconica simulerebbe uno stato di tristezza, ma scatenerebbe il rilascio di prolattina, un ormone con funzioni consolatorie, tipicamente rilasciato durante il pianto o il lutto. Questo effetto creerebbe benessere senza il dolore reale, generando piacere emotivo. Tuttavia, un esperimento condotto su 39 partecipanti non ha riscontrato l’aumento previsto di prolattina ascoltando musica triste, e non ha trovato una correlazione tra livelli di questo ormone e piacere percepito.In altre parole: la teoria resta suggestiva ma non universalmente confermata.

Perché ci piacciono le canzoni tristi? Oxitocina, prolattina e risposte emotive complesse

Uno studio del 2021 ha misurato i livelli di prolattina, ossitocina e cortisolo in 62 donne durante l’ascolto di musica triste (versus silenzio). Sorprendentemente, nei soggetti con alta empatia i livelli di prolattina e ossitocina risultavano inferiori, non superiori, rispetto a quando non ascoltavano nulla. Questo suggerisce che la risposta ormonale varia in modo complesso a seconda della personalità del soggetto.

Oltre gli ormoni: dopamina, sistema di ricompensa e attivazione cerebrale

Altri studi indicano che la piacevolezza della musica (incluse le canzoni tristi) coinvolge il rilascio di dopamina, e attività in regioni cerebrali come nucleus accumbens, amigdala e corteccia orbitofrontale, implicate nella ricompensa e nella regolazione emozionale.

Un quadro integrato

  • La musica triste può innescare effetti fiscologici simili a quelli post-pianto: prolattina e ossitocina, sebbene i dati siano contrastanti.
  • Oltre agli ormoni, il sistema di ricompensa dopaminergico e le regioni emotive del cervello giocano un ruolo cruciale.
  • Il gradimento varia in funzione di tratti individuali come empatia, apertura all’esperienza e capacità di assorbimento emotivo

Che nome ha la “musica triste”?

Né un solo genere, ma uno stato emotivo trasversale
La musica triste non è un genere musicale codificato. In realtà, la vena malinconica attraversa molti stili: dal pop al rock, dal blues al jazz, dalla classica alla contemporanea, dimostrando che la tristezza è un sentimento universale.

Biologia ed esperienza emozionale nei momenti vulnerabili

Quando ci troviamo in un periodo di fragilità emotiva, la musica triste ci fa sentire capiti: è come un abbraccio invisibile che traduce in suono ciò che non riusciamo a dire. A livello biochimico, può evocare una sensazione di sollievo simile a quella che segue le lacrime (anche se i dati sul rilascio ormonale sono complessi).

Elementi chiave del meccanismo di consolazione

  • Empatia attivata: persone con alta capacità empatica possono rispondere più intensamente (anche se non sempre con aumento di ormoni come ossitocina o prolattina)
  • Risposta dopaminergica: la musica è in grado di attivare i circuiti di ricompensa cerebrale, donando piacere nonostante il contenuto triste.
  • Adattamento emozionale: la musica triste può servire da tecnica di coping, aiutando a gestire lo stress emotivo e a regolare l’umore.

Le canzoni tristi ci affascinano perché combinano bellezza estetica, connessione emotiva e risposte neurochimiche che possono alleviare il dolore nel momento in cui siamo vulnerabili. Sebbene l’ipotesi che la musica triste stimoli ossitocina o prolattina resti parzialmente confermata, esistono solide prove che coinvolgono la dopamina e l’attivazione di circuiti cerebrali legati alla ricompensa. E alla fine, la ragione più semplice è la più potente: ascoltare musica triste ci fa sentire compresi, e questo è ciò di cui abbiamo bisogno quando il cuore è fragile.

Perché ascoltare canzoni tristi può piacere anche quando “ci fa stare peggio”?

Tuttavia, vi è un paradosso – ma non tanto –  quello della tristezza ricercata. Dal punto di vista scientifico, le ricerche mostrano che:

  • Ascoltare musica triste può indurre sia emozioni piacevoli (nostalgia, commozione, senso di essere compresi) sia spiacevoli (tristezza, malinconia vera e propria).
  • Tuttavia, molte persone scelgono deliberatamente di ascoltare canzoni malinconiche proprio per approfondire la loro tristezza o esplorarla consapevolmente.

Dopamina, reward e savoring dell’emozione triste

  1. Ricompensa emotiva anche nella tristezza
    La dopamina è un neurotrasmettitore coinvolto nei circuiti della ricompensa, del piacere e della motivazione. Studi di neuroscienze hanno dimostrato che:- L’ascolto di musica intensa (anche triste) può attivare il rilascio di dopamina, soprattutto nei momenti in cui la musica provoca brividi, pelle d’oca o un’emozione particolarmente forte (Salimpoor et al., 2011).
    – Il piacere nasce non tanto dal contenuto “allegro” della musica, quanto dall’intensità dell’esperienza emotiva, che può essere triste, commovente, nostalgica.

2. Gusto del dolore (benigno): “savoring” della tristezza
Quando scegliamo consapevolmente di ascoltare musica triste, spesso non cerchiamo di sentirci meglio subito, ma di “assaporare” la nostra tristezza, di viverla appieno e, paradossalmente, di trovarci un senso di autenticità e intensità emotiva.

  • Questo savoring produce un piacere particolare: ci sentiamo vivi, autentici, e persino “coccolati” dalla malinconia.
  • La dopamina viene rilasciata sia per l’attesa della parte più intensa della canzone (il cosiddetto “anticipatory pleasure”), sia per la catarsi emotiva che ne deriva.

3. Il bisogno di “sentire di più”

Alcuni studi suggeriscono che, specie nei momenti di vulnerabilità, ascoltare musica triste ci permette di amplificare consapevolmente le nostre emozioni, quasi a “svuotare il sacco” e poi ripartire. Questo processo, chiamato anche “emotion regulation by up-regulation”, è tipico di chi usa la musica per gestire emozioni intense. A livello cerebrale, il piacere può quindi derivare anche dal riconoscimento e dall’accettazione della tristezza, non solo dalla sua fuga.

Fonti:

  • Salimpoor, V. N., Benovoy, M., Larcher, K., Dagher, A., & Zatorre, R. J. (2011).
    Anatomically distinct dopamine release during anticipation and experience of peak emotion to music. Nature Neuroscience – nature.com
  • Sachs, M. E., Damasio, A., & Habibi, A. (2015). The pleasures of sad music: A systematic review. Frontiers in Human Neuroscience – Frontiersin.org
  • Taruffi, L., & Koelsch, S. (2014). The paradox of music-evoked sadness: An online survey. PLoS ONE journals.plos.org
  • Vuoskoski, J. K., & Eerola, T. (2017).
    The pleasure evoked by sad music is mediated by feelings of being moved.
    Frontiers in Psychology – Frontiersin.org
Giulia Averaimo
Giulia Averaimohttps://www.psicologianarrativa.it
Ho studiato Antropologia e Archeologia e poi Psicologia perché mi interessa capire come le persone guardano, sentono e si influenzano. Nel giornalismo e nei social media ho trovato il mio luogo di lavoro: racconto la psicologia dei social e le dinamiche dei gruppi online, unendo ricerca e pratica - perché la psicologia è ovunque, soprattutto dove ci incontriamo, anche sul web.
Psicologa Clinica Giulia Maria Averaimo
Giulia Maria Averaimo
Psicologa Clinica & Counselor
Giulia Maria Averaimo

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